Genitorialità

Incontri tra le nuvole

E' molto delicato e complesso riuscire a coinvolgere - e quindi a far partecipare - una coppia di genitori ad un incontro sulla genitorialità.
In primo luogo si possono avere difficoltà nella presentazione di un evento che - se chiamato con la parola sbagliata - può maldisporre fin da subito i potenziali partecipanti. "Volete partecipare a un corso per neo genitori?" ... il rischio è di trasmettere il messaggio "Venite che vi insegniamo come si fa". Anche "conferenza" non va bene, perchè evoca già scenari lavorativi e proprio non funziona.

Pure "dibattito" non quadra, perchè si può anche andare ad ascoltare, ma non se ne parla di andare dove devo dire qualcosa. L'ideale è chiamare l'evento "incontro".
A parte il nome che si utilizza il vero timore è quello costituito dalla paura - appunto - di trovarsi di fronte il "trombone" esperto che comincia a lesinare consigli o dictat sull'educazione dei bimbi, scardinando le fragili certezze delle giovani coppie piene di dubbi e di paure. Può aiutare chiarire che gli incontri di questo genere sono improntati sul messaggio "non ti dico come devi fare, ma ti racconto cosa potrebbe succedere". Ecco allora che si innesca la curiosità di chi vuol sapere cosa sta per accadere e la volontà di provare a pensare ad una soluzione efficace.
Ma l'ostacolo più grande sta nel riuscire a coinvolgere anche il papà. Eh si, perchè una mamma in cerca di risposte (tranquille, le neo mamme sono tutte così ... è normale) può anche esporsi al rischio di veder crollare le sue poche certezze di fronte ad un professore che potrebbe snocciolare regole e dogmi severissimi, e quella stessa mamma - rosa dai dubbi e dalla curiosità - può anche correrlo il rischio di dover fare un bagno di umiltà di fronte ad un docente pedante (magari uomo!) che potrebbe avere l'arroganza di voler dire a lei (donna!) come si alleva un bambino.
Ma come diavolo si può evitare che una coppia di futuri genitori (spesso neo sposini o neo accoppiati) ricevendo l'invito ad un incontro sulla genitorialità al quale partecipare INSIEME, non abbia la sensazione di essere convocata in un aula dove vogliono insegnar loro come si vive? Come la potrebbe prendere un papà che "sente" di dover essere lui quello che "sa come si fa famiglia" ma si accorge di non averne la minima idea?! E una mamma che "sente" di dover sapere come si fa la mamma "perchè la mamma lo sa", ed invece si accorge di non averne - neppure lei - la minima idea?!
Partecipare ad un incontro del genere può essere vissuto come un'esperienza che mette a nudo ciascun partecipante di fronte al proprio compagno\a e - nel proporlo - bisogna tener conto che questa sensazione potrebbe essere inizialmente sgradita per chi si sente già fragile ed insicuro.
Ecco allora che ci vuole un atto di fiducia e di coraggio da parte di tutti.
Da parte di chi propone l'incontro (es. l'operatore che raccoglie le adesioni) il quale dovrà presentare l'incontro come un momento informativo e positivo per la coppia. Questo avverrà solo se l'operatore ha la certezza che il relatore saprà presentare gli argomenti in maniera espositiva e non dogmatica, stimolando gli interventi e il dibattito, ma rispettando timidezze e silenzi dei meno estroversi.
Da parte delle coppie le quali avranno sì la sensazione di "buttarsi" nel vuoto ma nella convinzione che soltanto cominciando ad affrontare certe problematiche insieme potranno cominciare a far diradare le nuvole che li avvolgono e fondare il loro stile educativo.
Da parte del relatore che dovrà essere pronto e disponibile a modulare l'esposizione degli argomenti a seconda della tipologia delle persone presenti in sala, della loro propensione all'ascolto e alla loro volontà di intervenire, della loro cultura e della loro variegata e imprevedibile diversità.
Una volta spiccato il volo, poi, via libera alle emozioni, alle domande e alle mille sorprese.

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