Educazione & Sport

Scuole Sportive - Scuole di Vita

Che lo sport sia una delle principali Agenzie Formative per i ragazzi è ormai un dato di fatto.  I nostri figli sono educati - oltre che da noi genitori - dalla scuola, dalla TV, dal gruppo dei loro coetanei e sicuramente dall’ambiente sportivo nei quali decidiamo di inserirli.

I motivi che spingono le famiglie a portare i figli a fare sport sono molti. Si va dalla banale necessità di impegnare il loro tempo libero (visto che non è più pensabile farglielo passare sotto casa o per strada nel quartiere), alla volontà di far loro svolgere dell’attività fisica (ormai quasi sparita dalle attività scolastiche), alla convinzione che l’imparare uno sport sia di grande supporto per una crescita sana e completa, al non sempre confessato sogno di avere un figlio campione al quale offrire la possibilità di sfondare nel mondo dello sport (o – quantomeno – realizzare i sogni mancati dei suoi genitori).

E’ chiaro quindi che la responsabilità formativa che ricade sulle Società Sportive sono tutt’altro che banali, considerando anche il fatto che in molti casi le ore che i ragazzi passano con i compagni di squadra e con gli allenatori sono quantitativamente le stesse che riescono a passare con i genitori.

Diventa quindi centrale che le Società sportive siano in grado di offrire un programma educativo che contenga sia una parte Tecnica sia una parte Educativa.

La parte Tecnica sarà quella necessaria a insegnare lo sport e le sue dinamiche in modo da mettere in condizioni tutti i ragazzi di muoversi all’interno di regole condivise e di valutare le proprie capacità fisiche e le abilità personali. Naturalmente starà alla capacità e alla sensibilità di chi redige i programmi Tecnici di tarare gli esercizi in armonia con l’età dei ragazzi ai quali sono rivolti, alternando con equilibrio la parte ludica a quella agonistica. A tale riguardo delicatissimo è il ruolo di chi lavora con i più piccoli, in quanto è frequente trovarsi con bimbi che non hanno ancora capito le loro vere vocazioni o le loro capacità, quindi per loro è necessario un ambiente prettamente ludico e poco competitivo che lasci loro la possibilità di esprimersi senza essere discriminati perché non particolarmente portati verso un certo sport.

La parte Educativa sarà invece quella che si prenderà carico di insegnare ai piccoli – con il pretesto della convivenza all’interno di una squadra e all’interno di uno sport con regole ben precise -  comportamenti che hanno comunque valore assoluto e aiutano i giovani atleti nel loro percorso di maturazione e di preparazione alla vita adulta.

In questa ottica la parte educativa diventa molto intensa e complessa in quanto può accadere che il percorso educativo di un giovane atleta dia risultati non allineati con quelli tecnici. Può infatti accadere che un giovane non particolarmente dotato tecnicamente abbia grandissimo giovamento dalla pratica di uno sport o dalla frequentazione di un ambiente sportivo che ne stimola la crescita e la maturazione.

Vista l’interessante complessità del compito che spetta alle Società Sportive, sarebbe auspicabile che gli Allenatori – specie quelli del settore giovanile - fossero scelti in base alle loro capacità tecniche ma anche con spiccate qualità educative, in maniera da essere in grado di creare ambienti formativi equilibrati nei quali fosse valorizzato sia il giovane talentuoso sia il ragazzo con grandi doti comportamentali. Un grande insegnamento potrebbe essere preso dal mondo del Rugby dove spesso gli allenatori delle giovanili hanno scritto sulle loro magliette Educatore e non Allenatore.

Sarebbe auspicabile che le Società Sportive si strutturassero con Progetti Formativi espliciti e dichiarati, in modo che le Famiglie potessero scegliere quelle – fra loro – che più sembrano indirizzate all’insegnamento che vogliono dare ai propri figli.

Sarebbe un’ottima scelta culturale se queste Società si impegnassero – nei loro programmi formativi – a redigere e consegnare dei report sia Tecnici sia Educativi di tutti i giovani atleti, dando riscontro alle famiglie dei progressi formativi dei ragazzi sia in ambito sportivo sia in ambito comportamentale, che si rendessero disponibili a periodici colloqui privati con i famigliari (come avviene per la scuola) e che prevedessero all’interno dei loro Progetti Formativi, percorsi di valorizzazione e di riconoscimento non solo al raggiungimento di successi sportivi, ma anche al raggiungimento di determinati traguardi nella socializzazione, nell’educazione, nel rispetto delle regole, nell’autocontrollo, nella conoscenza dei propri limiti e nella consapevolezza delle proprie doti, nel rispetto degli altri.

Solo con un percorso di questo genere (qui solo abbozzato) certi sport – come per esempio il Calcio – potranno uscire da questo circolo vizioso di maleducazione e diseducazione ed entrare a pieno merito tra le Agenzie Formative più importanti della nostra Società.

Federico Ghiglione
Professione Papà
Via Fieschi 3 – GENOVA - 16121
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Professione papa
Daddy Camp
Rugby Tots
Daddyday
Vivarugby


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