Educazione & Sport

Autoarbitraggio nello sport dei bambini: ho cambiato idea!

 Quando mi hanno detto sta storia dell’autoarbitraggio – nel mio caso riguardava il calcio giocato da mio figlio allora di anni 9 – sono inorridito. Ma come si poteva tirare fuori una roba così assurda? Mi ripetevo che il rapporto con l’arbitro e quindi con le regole è una delle basi educative dello sport.

Si parla di pulsioni che devono imparare ad essere incanalate all’interno di un sistema di regole e proprio in questa capacità di dare tutto se stesso stando dentro un insieme di norme ben definite e condivise con gli avversari, sta il valore dell’agonismo, della sfida, del desiderio di primeggiare, di vincere, di giocare.

La regola come limite alla propria aggressività, al proprio istinto di sopraffazione dell’avversario-nemico, ma anche la regola come libertà di potersi esprimere nella fiducia che tutto quello che può accadere all’interno di una competizione sportiva, non può mai travalicare certi limiti. Se lo fa, c’è un terzo imparziale che interrompe, sanziona, vigila.

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